Poi mi ricordo di Pradleves.
Dove passavamo l´estate, nella stessa casa, ma al piano superiore di dove vivevano i miei cugini, Franco Roberto, Maria Teresa.
Maria Teresa era piu´giovane, quella che aveva rubato la mia posizione di "nipotina" ma io ne ero contenta, dicevo: io ho una cugina che si chiama Marianteresa.
Ma i miei compagni di gioco erano essenzialmente mio cugino Roberto e mio fratello.
Io stessa mi sentivo un maschio, perche´cresciuta tra maschi e perche´forse giocare con le bambole mi annoiava.
Mi piaceva correre, andare nei boschi, pescare, giocare nel fiume.
Ho un vago ricordo del mio primo incontro con la morte.
La casa dove passavamo le vacanze era quella costruita da mio nonno, sopra l´officina.
Mio nonno era un "industriale" aveva cioe´una fabbrica di falci con parecchi operai.
Fabbrica che aveva lasciato a mio zio Pierino dopo la seconda guerra, quella a cui lui non aveva partecipato, ma che l´aveva stravolto (due giorni interi in piazza ad aspettare di essere fucilato)
Quando mi hanno detto che potevo tornare a casa, diceva, non mi ricordo come ci sono arrivato, mi sembra di aver fatto tre salti e di essermi ritrovato a casa.
Dopo ha chiuso tutto e se n´e´andato a vivere a Pratavecchia dove nel frattempo la casa degli avi era stata trasformata in ospedale.
Lui si era offerto come infermiere e in cambio aveva trovato la sicurezza di non essere fucilato....
L´officina funzionava con la "forza" dell´acqua.L´acqua faceva muovere la ruota che muoveva il maglio e con quello si "battevano" le falci e si lavorava l´acciaio.
C´era sempre un rumore insopportabile e tutto era tremendamente nero per il fumo della fornace.
L´acciaio veniva riscaldato, poi piegato e poi passato al maglio.
Le falci di mio nonno erano cosi´affusolate che erano pericolosissime a toccarsi.
Non che io ne sentissi il bisogno.
Mio nonno aveva scelto Pradleves perche´c´era un torrente con una notevole portata d´acqua.
Lui aveva comperato il terreno di fianco, vi aveva incanalato una "bialera" che portava l´acqua alla ruota.
Il percorso era piuttosto lungo e c´erano dei ponti e ponticelli di legno per passare in piu´punti da una sponda all´altra.
Noi costruivamo barchette di carta, le mettevamo nell´acqua e poi correvamo al ponte successivo per vederle passare.
Io, avevo due anni, mi sporsi troppo.
Mi ricordo di un grande silenzio, di fiori gialli e di un mondo surreale.
Poi mi ricordo di essermi svegliata nel mio letto con tre coperte, la borsa dell´acqua calda e mia madre e mia zia tutte preoccupate e concitate.
Mio cugino mi aveva afferrata e mio fratello era corso a chiamare i rincorsi.
Non era la mia ora.
Poi mi ricordo il terrazzo, un grande terrazzo coperto dalla vite che ad anni alterni produceva uva, perlopiu´acida e immangiabile perche´i Settembre a Pradleves erano piuttosto freddi.
Ma l´ombra, in Agosto era eccezionale.
Sotto la vite c´era una tavola di pietra che mia zia allargava quando tutta la famiglia, in genere la domenica o per qualche festa, si riuniva a mangiare.
Il piu´allegro era mio nonno, forse perche´era quello che beveva di piu´. Ma io mi ricordo che non si bisticciava mai, si mangiave bene e ci si sentiva uniti.
La famiglia, allora, contava.
Perche´uno scrive le sue memorie? Forse perche´lo spazio e il tempo che sono stati suoi per un tempo piu´o meno limitato non vengano inghiottiti nel vuoto del passato, forse per lasciare un´impronta, quella che non ha lasciato il nome perche´non legato ad avvenimenti straordinari. Una donna qualunque che ha vissuto una vita qualunque l´ha fatto per influenzare quei pochi che sono vissuti con lei, il cui spazio e il cui tempo si sono intrecciati col suo. Quando si scrivono le memorie? Quando si sente il bisogno e la voglia di trasmettere qualcosa. L´essere umano fin dal primo vagito cerca di comunicare, la fame, il disagio, il bisogno di essere accudito. Perche´capisce immediatamente di essere in un mondo in cui non e´solo, in cui il modo per comunicare e´la sua voce, i suoi occhi, i suoi gesti. Comunicare e´la nostra gioia e la nostra disperazione. Comunicare e´riflettere se stessi negli altri, invitarli nel nostro mondo, entrare nel loro. La mia storia inizia prima ancora che io mi re...
Comments
Post a Comment