I ricordi, forse sarebbe bello non averne o non riviverli o dimenticare tutto, svegliarsi al mattino e non ricordarsi nulla, ricominciare da capo. Rivivere ogni giorno come se non ce ne fossero stati altri, dal mattino alla sera e poi addormentarsi e ricominciare. Il pesce rosso o un altra specie, non mi ricordo, ha una memoria brevissim, prima di aver finito il giro nelle boccia di vetro ha gia´dimenticato tutto, un viaggio non finisce neppure che e´gia´ora di ricominciare. E´vero che non si farebbe mai nulla, non si imparerebbe nulla, non si migliorerebbe (o peggiorerebbe) niente. Si vivrebbe, si respirerebbe si mangerebbe per sopravvivere e la nascita o la morte sarebbero un momento unico, si nasce, si vive, si muore, senza capirlo. La morte, quella che ci spaventa tanto, arriverebbe e sarebbe la fine, senza neppure rendersene conto. Forse la vita del pesce rosso o di chiunque non pensa, non prevede, non sente, non programma, non si dispiace, non ama, non odia, colui che vive fuori ...
Poi mi ricordo di Pradleves. Dove passavamo l´estate, nella stessa casa, ma al piano superiore di dove vivevano i miei cugini, Franco Roberto, Maria Teresa. Maria Teresa era piu´giovane, quella che aveva rubato la mia posizione di "nipotina" ma io ne ero contenta, dicevo: io ho una cugina che si chiama Marianteresa. Ma i miei compagni di gioco erano essenzialmente mio cugino Roberto e mio fratello. Io stessa mi sentivo un maschio, perche´cresciuta tra maschi e perche´forse giocare con le bambole mi annoiava. Mi piaceva correre, andare nei boschi, pescare, giocare nel fiume. Ho un vago ricordo del mio primo incontro con la morte. La casa dove passavamo le vacanze era quella costruita da mio nonno, sopra l´officina. Mio nonno era un "industriale" aveva cioe´una fabbrica di falci con parecchi operai. Fabbrica che aveva lasciato a mio zio Pierino dopo la seconda guerra, quella a cui lui non aveva partecipato, ma che l´aveva stravolto (due giorni interi in piazza ad aspe...